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Feltre, in ostetricia gas esilarante per chi partorisce di notte

FELTRE. Basta chiederlo, con le procedure formali del caso e da parte dei medici interessati, e il gas esilarante potrebbe entrare, come ausilio analgesico, nel reparto di ostetricia e ginecologia. Una prospettiva che si è ventilata in ostetricia quando future mamme, soprattutto primipare, hanno manifestato al personale la preoccupazione di non poter godere di parto-analgesia, se l’evento si verifica in piena notte o se ci sono altre cause che non rendono possibile la somministrazione di anestetico. In attesa che si attivi la seconda guardia in anestesia e rianimazione, unico modo per garantire la copertura h24 quindi anche di notte, alle donne in travaglio da parto con l’epidurale, la mascherina che eroga la miscela di protossido d’azoto (conosciuto per semplificazione come gas esilarante), potrebbe essere una buona alternativa.

È possibilista il direttore sanitario dell’Usl 2, Giovanni Pittoni che fra le specializzazioni ha quella di ostetricia-ginecologia e di anestesia e rianimazione, e alle spalle anni di clinica nelle città universitarie, purché si rendano edotte le partorienti che il gas, inalato nel modo e nel momento giusti, riduce significativamente il dolore, circa del trenta quaranta per cento, ma non ha ovviamente lo stesso effetto dell’anestesia peridurale. «La nostra mission è quella di ridurre significativamente le algie ai pazienti ospedalizzati e non. Questo vale anche per il dolore che si manifesta in prossimità dell’evento parto. Va detto però che l’inalazione del protossido non è comparabile con l’epidurale (o peridurale) per efficacia, ma rappresenta un metodo accettabile per ridurre significativamente fino al quaranta per cento il dolore, quando non si può assistere subito, o quando si deve attendere o quando non è possibile e comunque può integrare l’offerta analgesica per la donna. Non ci sono rischi veri e propri, in quanto la miscela che si usa è già fatta, pronta all’uso, come farmaco che contiene il cinquanta per cento di ossigeno e il cinquanta per cento di protossido d’azoto. Il rischio ci sarebbe se venisse utilizzato il protossido d’azoto da solo al cento per cento o miscelato con ossigeno in proporzioni errate dall’operatore. Direi che può essere un metodo integrativo per un centro che vuole garantire la massima efficacia antalgica, mentre se fosse la sola offerta, direi che è un po’ poco».

Ci sono due tipi di maschera diversi, spiega il direttore Pittoni. «Un modello prevede la captazione del gas espirato e la sua eliminazione convogliata con sistema di evacuazione verso l’ambiente esterno. L’altro modello consente solo l’eliminazione diretta nell’ambiente che quindi deve avere caratteristiche di ricambio d’aria molto elevate, a tutela del lavoratore che altrimenti rischia un’esposizione cronica al gas, e prevede il monitoraggio ambientale».

Il sistema è usato dagli ostetrici ed è previsto specificamente che loro lo utilizzino anche da soli e non riguarda quindi l’anestesista specialista. Per un anestesista specialista non richiede alcuna formazione specifica ma piuttosto un aggiornamento brevissimo e l’addestramento del personale come con un qualsiasi nuovo protocollo terapeutico. «Del resto le mamme vengono usualmente istruite rapidamente e con efficacia durante i corsi pre-parto. Non ci sono problemi per in nascituro, che comunque deve poi essere sorvegliato come previsto dalla normativa in reparti idonei. Nel Veneto lo usa ad esempio l’ostetricia di Abano da almeno un anno, a Firenze lo hanno usato molto nel 2011 e 2012, a Milano viene utilizzato al Buzzi».

Da: http://corrierealpi.gelocal.it

 

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